Le infezioni delle ossa

Osteomielite

Febbre, brividi, dolore osseo o articolare, localizzato soprattutto nella sede di infezione e unito ad arrossamento, calore e gonfiore, sono tutti segnali che possono far pensare ad un’infezione ossea, l’osteomielite.1

L’osteomielite può essere innescata quando i batteri responsabili di un’infezione in un altro distretto del corpo ‘migrano’ e si riversano nel torrente sanguigno raggiungendo così lo scheletro. Può essere, pertanto, conseguenza di un trauma, complicazione di un intervento chirurgico di tipo ortopedico (protesi)2,4 oppure può anche manifestarsi dal peggioramento del piede diabetico nei pazienti con diabete.2

In base alla manifestazione e durata dei sintomi, l’osteomielite è di tipo acuto, subacuto o cronico. Dato che si tratta di un’infezione batterica, la cura è sempre e solo quella antibiotica.1

Le infezioni ossee e la scelta dell’antibiotico adatto

Il trattamento antibiotico è prescritto preferibilmente dopo avere effettuato l’opportuno antibiogramma2. Va considerato, nell’impostazione della terapia, che le ossa rappresentano un target difficile da raggiungere per via sistemica, perché difficilmente permeabili ai principi attivi. Da questo punto di vista è stata proposta con successo una somministrazione locale, attraverso boli di antibiotico somministrati direttamente nella sede dell’infezione.

In genere, per ottenere i risultati migliori, è consigliata l’associazione di almeno due principi attivi differenti, per un periodo terapeutico che non dovrebbe mai essere inferiore alle quattro settimane, per via parenterale, e che può variare in base al giudizio del medico curante.1,2,3

Le infezioni ossee croniche: l’antibiotico non basta

Se la terapia antibiotica, benché mirata e prolungata, può essere sufficiente nel trattamento dell’osteomielite acuta e non complicata, lo stesso non vale in caso di malattia cronica. L’osteomielite cronica può manifestarsi quando il trattamento antibiotico iniziale fallisce3. La cronicizzazione dell’infezione batteriche richiede quindi un approccio più incisivo e radicale basato su una “toeletta chirurgica”, con rimozione dei tessuti necrotici. All’approccio chirurgico è associata anche terapia antibiotica per via endovenosa per 4-6 settimane. 1,2,5

Bibliografia

  1. Carek, DIckerson, Sack. Diagnosis and Management of Osteomyelitis. Am Fam Physician. 2001 Jun 15;63(12):2413-2421. http://www.aafp.org/afp/2001/0615/p2413.pdf
  2. Hatzenbuehler, Pulling. Diagnosis and Managementof Osteomyelitis. Am Fam Physician. 2011;84(9):1027-1033. http://www.aafp.org/afp/2011/1101/p1027.html
  3. Mader J.T., Shirtliff M.E., Bergquist S.C., Calhoun J. Antimicrobial treatment of chronic osteomyelitis. Clin. Orthop. Relat. Res.: 47–65, 1999. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10101310
  4. Dirschl D.R., Almekinders L.C. Osteomyelitis Drugs. 45: 29–43, 1993 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7680983
  5. Swiontkowski M.F., Hanel D.P., Vedder N.B.: A comparison of short- and long-term intravenous antibiotic therapy in the postoperative management of adult osteomyelitis. J. Bone Joint. Surg. 81B: 1046–1050, 1999. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10615984

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