Gli effetti collaterali più comuni

Gli antibiotici sono in grado di debellare le malattie dovute a batteri patogeni. A volte, però, la loro azione può causare disturbi, anche inaspettati, a chi ne fa uso.

Diarrea, nausea, arrossamenti della pelle sono tutti possibili effetti collaterali legati all’assunzione di antibiotici. Non si verificano sempre e, nel caso, anche l’intensità è variabile da individuo a individuo. Gli effetti collaterali più comuni, quando si verificano, sono:

Reazioni di tipo allergico.

Come in caso di assunzione di altri farmaci o alimenti, il sistema immunitario può erroneamente ‘interpretare’ alcuni componenti del farmaco come se fossero elementi di agenti patogeni. Si innesca così un processo di sensibilizzazione che, in caso di nuova esposizione al farmaco, induce la liberazione di una sostanza chiamata istamina, che provoca manifestazioni di tipo allergico come chiazze sulla pelle, prurito e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie, danni d’organo o sistemici. Una qualsiasi reazione allergica deve essere sempre segnalata al medico curante che provvederà tanto a trattare i sintomi legati alla crisi allergica, quanto a consigliare terapie differenti. In molti casi, la manifestazione allergica può risolversi semplicemente con la sospensione completa dell’antibiotico che l’ha scatenata.1

Diarrea, nausea, difficoltà digestive.

La diarrea da antibiotico è uno degli effetti collaterali più comuni e, fortunatamente, transitori. Dipende dal fatto che, per neutralizzare i batteri nocivi, l’antibiotico danneggia anche quelli già presenti nell’intestino, che svolgono un’azione positiva nel nostro organismo.2 Lo squilibrio che si crea determina problemi gastrointestinali che, comunque, possono essere risolti con una adeguata integrazione di fermenti lattici.3 Questi ultimi, benché non siano farmaci veri e propri dovrebbero comunque essere sempre consigliati dal medico curante.

Candidosi.

Lo stesso meccanismo è alla base dell’infezione da candida, cioè da parte di un fungo che normalmente è presente sulla nostra pelle, ma viene tenuto sotto controllo proprio da batteri, i lattobacilli, che proteggono le mucose. Una cura antibiotica aggressiva può indebolire questa flora batterica e la candida può quindi svilupparsi, causando pruriti e fastidi, specialmente nelle parti intime femminili. Qualsiasi fastidio di questo genere va prontamente segnalato al medico curante.4

Fotosensibilità.

Il principio attivo degli antibiotici si distribuisce su tutte le cellule del nostro corpo, comprese quelle cutanee. In alcuni casi, quando ci si espone al sole, l’azione dei raggi ultravioletti sulla cute che trattiene una frazione di farmaco, può dare origine ad irritazioni e macchie della pelle. Questo disagio si può prevenire evitando l’esposizione alla luce del sole, mentre si è sotto terapia antibiotica. Deve comunque essere il medico a spiegare se si tratta di antibiotici che possono dare questo tipo di problema oppure no.5

Acufene.

Alcuni antibiotici determinano un effetto particolare sull’orecchio interno, definito ototossico. Ciò significa che in determinati casi, aggredendo le parti nobili di tale organo, possono causare disturbi dell’udito che si manifestano con la percezione di fischi, ronzii, rumori sordi o acuti, comunque persistenti. In genere questi disturbi sono transitori, ma vanno comunque segnalati al medico curante.6

Altri effetti collaterali

Un elenco preciso ed esauriente di tutti gli effetti collaterali possibili che derivano dall’assunzione di tutti gli antibiotici esistenti, non è realizzabile in maniera semplice. Possiamo però dire che quelli fino ad ora elencati sono i più comuni. Normalmente gli effetti indesiderati degli antibiotici sono reversibili, cioè svaniscono qualche giorno dopo il termine della terapia. A titolo informativo, comunque, possiamo ricordare che gli antibiotici possono causare anche:

  • Secchezza delle fauci, cioè sensazione di avere la bocca secca. È una sensazione fastidiosa ma di per sé non comporta pericoli per la salute.
  • Allungamento dell’intervallo QT dell’elettrocardiogramma. È una alterazione del battito cardiaco. È quindi corretto ricordare al medico la presenza eventuali problemi cardiaci, prima di cominciare una terapia antibiotica a base di un farmaco che ha queste caratteristiche.7
  • Problemi muscolo/tendinei. Alcuni antibiotici possono causare danni alla normale resistenza dei tendini. Ciò determina la comparsa di dolori a ginocchia, caviglie, spalle. Anche in questo caso è il medico curante a fornire i consigli appropriati, se si verificano questi problemi.8

Bibliografia

  1. Bernard Yu-Hor Thong, Update on the Management of Antibiotic Allergy, Allergy Asthma Immunol Res. 2010 Apr; 2(2): 77–86 http://e-aair.org/DOIx.php?id=10.4168/aair.2010.2.2.77
  2. Frédéric Barbut, Jean Luc Meynard, Managing antibiotic associated diarrhoea, BMJ. 2002 Jun 8; 324(7350): 1345–1346 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1123310/pdf/1345.pdf
  3. Ministero della Salute, Linee guida sull’utilizzo di Prebiotici e Probiotici, revisione Maggio 2013 http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1016_allegato.pdf
  4. John R. Erb Downward, Nicole R. Falkowski, Katie L. Mason, Ryan Muraglia & Gary B. Huffnagle, Modulation of Post-Antibiotic Bacterial Community Reassembly and Host Response by Candida albicans, Scientific Reports 3, Article number: 2191 (2013) doi:10.1038/srep02191 http://www.nature.com/articles/srep02191
  5. Medscape, Drug-Induced Photosensitivity: Background, Pathophysiology, Epidemiology
  6. Ruhl DS, Cable BB, Martell DW, Medication associated with hearing loss: 25 years of medical malpractice cases in the United States.Otolaryngol Head Neck Surg. 2014 Sep;;151(3):431-7. doi: 10.1177/0194599814536850. Epub 2014 Jun 3. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24894421
  7. Abo-Salem E1, Fowler JC, Attari M, Cox CD, Perez-Verdia A, Panikkath R, Nugent K. Antibiotic-induced cardiac arrhythmias. Cardiovasc Ther. 2014 Feb;;32(1):19-25. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24428853
  8. Le Quintrec JS, Le Quintrec JL. Baillieres Clin Rheumatol. 1991 Apr;5(1):21-38. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2070426

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